Cambiare. Restare umili.

Si era detto che questo è un viaggio di coincidenze.

Coincidenza, dal latino: con e incidere. Cadere insieme. Un evento che casualmente e in modo inaspettato si collega ad un altro. Ma anche coincidenza come quando devi cambiare treno perché un diretto per la tua destinazione non c’è.

Solo se fai il pendolare sai quanta puntualità serve per prenderne una. Basta una persona in più sulla scala mobile o un tornello che non si apre e sei fregato. Roba da rimanere lì in stazione chissà per quanto tempo.

Il viaggio del Tour 1998 ha delle coincidenze molto precise, in stazioni una più bella dell’altra. E io me ne sono perse tante in queste settimane. Ritardo imperdonabile. O forse un po’ perdonabile lo è, se nel frattempo è successo che c’è stato un lavoro da lasciare, qualche borsa e un paio di scatoloni da chiudere e riaprire tutto a 300 km da casa per ricominciare tutto da capo. A distanza di quattro coincidenze da casa, come a dire che anche per Trenitalia questo è un viaggio un po’ strano, mica di quelli che fanno tutti e che si meritano un treno diretto.

Salita di Croce d’Aune. 10km dalla nuova casa.

Ritardo comunque imperdonabile, ma se fai il pendolare sei abituato a conviverci e a provare a farti andare bene il primo treno che passa per tornare a casa. E ci sono un paio di coincidenze del treno Tour 1998 che sono coincidenze vere e proprie, nel senso letterale, e quindi anche con un paio di giorni di ritardo vale la pena riviverle e prendere qualche insegnamento da mettere nello zaino della vita e portarsi dietro per sempre.

27 luglio

Se la tappa del 27 luglio 1998 fosse un dipinto sarebbe il Viandante sul mare di nebbia di Friedrich. Forse il più bello tra i quadri romantici, forse la tappa più bella della storia del Tour.

Marco Pantani si presenta alla partenza di Grenoble con 3 minuti e 1 secondo di ritardo da Jan Ullrich. Un’infinità a pensare al ciclismo di oggi, una di quelle occasioni in cui serve pensare fuori dagli schemi per ribaltare tutto e dare una svolta alla corsa.

Freddo, acqua e una montagna come il Galibier, ma talmente lontano dal traguardo che solo un pazzo può pensare di attaccare.

E infatti. Marco parte. Proprio sul Galibier, proprio sotto la pioggia, proprio in mezzo al freddo e alla nebbia, mentre tutti, compagni compresi di dicono che sei un pazzo.

Per cambiare non devi dar retta a nessuno. Per cambiare ci vuole coraggio.

Marco parte e in cima è solo. Ullrich ormai è al naufragio nel diluvio del Galibier. Ci sono tutti i presupposti per un trionfo, ma da solo non si va mai da nessuna parte e contro la natura non ci puoi fare niente, neanche se sei Marco Pantani.

Marco in cima è solo, ma ci trova Orlando Maini. Il suo direttore sportivo da una vita, di quelli che farebbero di tutto per lui. Di quelli che tante volte, forse troppe, rimangono nell’ombra ma sono necessari. Di quelli che dopo aver passato una mantellina per la discesa si sentono così:

quando l’ho visto sbucare ho pensato di non riuscire a passargli la mantellina perchè forse ero più stanco io di lui. il fatto di vederlo arrivare da solo, avevo una sensazione interna di non riuscire a fare tutto quanto di importante volevo fare perchè lui stava facendo una cosa molto grande. Passargli la mantellina è stato come toccare il cielo con un dito

Mantellina, e un gel per arrivare fino all’arrivo de Les Deux Alps. Tutto quello che basta per trasformare una follia in un’impresa vera e andare a dormire coccolandosi la maglia gialla.

Per cambiare non devi dar retta a nessuno. Ma hai sempre bisogno di chi c’è sempre stato per andare fino in fondo.

28 luglio

Svegliarsi in maglia gialla, dopo aver dato nove minuti al tuo avversario più forte. Di fronte una tappa perfetta: Col de Porte, Col du Cucheron, Col du Granier, Col du grand Cucheron e Col de la Madeleine. In pratica una montagna russa su cui se ti chiami Marco Pantani e se hai la condizione che hai dimostrato il giorno prima potresti dare 5 minuti a tutti.

E invece decidi che non è il caso. Si vede che non sei a tutta, si vede che potresti prendere e andare. Ma decidi di non esagerare e rimanere con un Ullrich che prova a salvare la faccia dopo la batosta del giorno prima. In due fino all’arrivo, per lasciare la vittoria all’altro, pur potendo vincere la volata quando e come ti sarebbe piaciuto.

Non bisogna essere troppo egoisti

Poche parole all’arrivo, ma quel che basta per capire che sei rimasto il Marco di sempre. Competitivo ma umano, affamato senza essere cannibale, padrone senza essere tiranno.

Per cambiare non devi dar retta a nessuno. Ma se anche le cose vanno bene bisogna sempre rimanere con i piedi per terra e tanta umiltà nella testa.

(AP Photo/Peter Dejong)

Le coincidenze con il 27 e il 28 luglio le avevo perse. Quello che rappresentano me lo metto nello zaino di questa nuova tappa di una vita sempre in viaggio.

Non dare retta a nessuno. Conta su chi c’è sempre. Non essere egoista.

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