Le cose importanti

Ho una notizia buona e una cattiva.

La solita frase di chi ha da darti una notizia di merda e ha trovato il modo di metterci di fianco qualcosa di positivo per renderti – pensa – la cosa meno difficile.
La verità è che poi della notizia buona non ce ne si fa mai niente, e quella cattiva rimane comunque una merda. E siccome qui siamo tra ciclisti, tra gente con le palle, eviteremo di raccontarci qualche notizia buona sul 18 luglio.

18 luglio. 1995. A chi a furia di pedalare non ha perso la memoria il 18 luglio del 1995 riporta alla mente solo un pezzo di cemento bastardo a bordo strada. Solo la discesa del Col de Portet d’Aspet. Solo un ragazzo di Albavilla, Como, campione Olimpico a Barcellona nel 1992. Solo Fabio Casartelli che a 25 anni lasciava la vita sulle strade del Tour de France.

Casartelli 1995

Parlarne oggi, di Fabio, forse è inutile. Lo faranno già tutti come al solito, coi servizi patinati e il pietismo di sempre, che magari di uno zero virgola l’audience la si aumenta e qualche like facile lo si prende. Di Fabio e della sua vita, e soprattutto della sua morte, parlerà qualcun’altro. A noi serve una prospettiva diversa, come sempre.

Fabio e Marco. 25 anni entrambi. Entrambi ai primi anni nel ciclismo che conta, ma con una carriera, entrambi, che già si capisce potrà essere quella dei grandi. Fabio, oro olimpico nel ‘92, stra trovando la sua dimensione alla Motorola. Marco, terzo e miglior giovane al Tour ‘94 all’esordio, ha già vinto due tappe al Tour 1995. L’ultima, due giorni prima, prima del giorno di riposo, con una fuga di 43 km nella nebbia e 2 minuti e 31 secondi recuperati a Indurain.

Pantani Tour 1995

Marco il 18 luglio 1995 è settimo in generale, in rimonta, con una gamba esagerata e pronto a una tappa disegnata sulla sua pelle, con il Tourmalet cerchiato in rosso per attaccare e fare ancora la differenza.

Che Fabio non finirà mai la discesa del Portet d’Aspet alcuni corridori lo sapranno all’arrivo. Marco invece lo sa subito, perché una notizia del genere come una freccia dall’arco scocca e vola veloce di bocca in bocca. E allora dalla radio quelli della Mercatone Uno lo sanno subito: Fabio Casartelli è morto. Nessuna notizia buona, solo quella cattiva.

E allora fanculo al Tourmalet, al diavolo il Tour de France, chissene frega della classifica generale. Marco Pantani è così. Gambe forti, animo sensibile. Da quando sente la notizia non pensa ad altro. Risultato: da settimo a tredicesimo in classifica, il volto nero all’arrivo, la voglia di lasciare tutto e tornare a casa. L’insofferenza e le idee ben chiare dal giorno dopo:

Credo che bisogna essere leggermente più sensibili a certe cose, perchè sono cose che sono più importanti della corsa, più importanti di tante altre cose. Ieri ho visto delle scene.. cazzo

Marco Pantani è così. Gambe forti, animo sensibile. Talento puro ma valori e priorità ben chiare. Ci sono cose più importanti. Sarà forse per questo che questo mondo arrogante lo ha fregato, gli ha dato tutte le colpe possibili e lo ha sconfitto. Ma sarà forse per questo che ha affrontato tutto e tutti a testa alta.

Forse è così che si vive una vita con un senso. Magari da sconfitti, ma sempre con un senso.

Questo 18 luglio ci dice che ci sono sempre cose più importanti. Che di fronte un’ingiustizia sul lavoro non si può chiudere un occhio per salvarsi la carriera. Che se c’è qualcosa che non va bene proprio non ci si deve riuscire a girare dall’altra parte e fare finta di niente per salvare i nostri cinque metri quadri di benessere.
Ci sono sempre cose più importanti.

ps. Gli anni 90 sono chiaramente gli anni delle mode di merda. Dal Tamagotchi al Festival Bar, dal gel effetto bagnato alle Spice Girls. E della moda ciclistica di non usare il casco.
Teniamoci pure Candy Crush e i Wind summer festival, i capelli da hipster e Michele Bravi. Ma in bici senza casco mai.
Forse per Fabio non sarebbe cambiato niente, ma è una di quelle cose importanti.

Ciao Fabio.

Fabio CAsartelli Olimpiadi 1992 Barcellona

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