11 luglio

Ci sono tanti incastri non programmati in questo viaggio verso il 9 settembre. Come quando aspetti il pullman per tornare a casa e trovi un amico che per caso passa di lì e tira giù il finestrino. E allora, massì, un passaggio me lo prendo volentieri.

Una settimana senza bici è stata lunga, lunghissima. Soprattutto quando sai che dopo la Maratona quasi ti sembra di volare da quanto stai bene in bici e da quanto tutto ti verrebbe comodo, forse come non mai. Ma i piani sono i piani, e quello che dice Paolo non si discute.
Una settimana senza bici, fino all’11 di luglio.

Titici Flexi 98double

Una settimana senza bici, e la voglia di recuperare tutto il tempo perso in una volta sola. Ritorno dall’Austria, 300 km, per tornare a stare un po’ insieme e ricordarsi come sono fatte questa benedetta bicicletta e questa maledetta fatica. Come quando torna un vecchio amico e a giri di medie devono cacciarvi dal bar perchè andreste avanti tutta la notte. O come quando torni da un lungo viaggio e molli borse, zaini e valigie in mezzo all’aeroporto per un bacio che aspettavi da ore, da giorni o settimane. E la gente che corre, e gli annunci dei voli neanche li senti. Tutto il resto è un contorno irrilevante.

Incastri, coincidenze, si diceva. 11 luglio, 20 anni fa, Dublino. L’inizio del Tour, secondo atto di un anno indimenticabile. Il giorno dopo la Francia avrebbe giocato la finale del Mondiale di calcio, proprio come quest’anno. Prima, c’era da dare il via alla corsa più importante del mondo. Cinque chilometri e spiccioli, a cronometro. A blink of an eye, direbbe Chris Boardman, l’inglese che la sera dell’11 si addormenta vestito di giallo dopo un prologo da 55 di media.

Marco Pantani riattacca il numero sulla schiena dopo 34 giorni dal trionfo di Milano. In mezzo, la bici come un soprammobile per settimane. Poi gli allenamenti per tentare di fare il massimo per mantenere la promessa fatta a se stesso e a Luciano Pezzi di essere al Tour per provare a vincerlo.

Incastri, coincidenze. 11 luglio. In bici per 300 km dopo una settimana di astinenza ciclistica, in gara per 3875 dopo 34 giorni di astinenza agonistica.

Pantani partenza tour 1998

Marco: cappellino al contrario, senza occhiali e senza casco, orecchie non adatte alle gallerie del vento. Un capolavoro dell’antiaerodinamica.
Risultato: 43 secondi da Ullrich, quasi 10 secondi a chilometro. Praticamente un altro sport.
Praticamente una giornata difficile. Per le gambe ma soprattutto per la testa.

Eurobike Federico Damiani

Federico: zaino da trail running con i vestiti usati in fiera ad Eurobike il giorno prima, traccia gpx dimenticata sul pc e mai scaricata sul Garmin. Solo tanta voglia di pedalare e tornare a casa passando per Austria, Svizzera, Lichtenstein e Italia.
Risultato: ore e ore di silenzio sulla ciclabile del Reno, la bellezza delle valli Svizzere, lo splendore del passo Spluga a chiacchierare con uno che a valle è uno sconosciuto, in cima lo conosci meglio di qualche parente inutile di secondo o terzo grado.

Passo spluga da Coira

160 chilometri a riconciliarsi con il mondo e con la bicicletta. A stare insieme dopo tanto tempo distanti. Ne mancano 140, solo discesa e pianura, qualche su e giù, ma il peggio è passato. In teoria.

Chiavenna-Como. 100km. Il vento in faccia più forte mai provato su una bici. 240 watt per andare a 23km all’ora, se per qualcuno questi numeri vogliono dire qualcosa, quasi 5 ore di sofferenza. A ricordare che ripetute, allenamenti e pianificazione, noi stessi in generale, non siamo proprio niente di fronte alla forza degli elementi.
Praticamente una giornata difficile. Per le gambe ma soprattutto per la testa.

Incastri, coincidenze. 11 luglio. Due giornate difficili per le gambe ma soprattutto per la testa.

A quante cose si pensa in 11 ore di bici e in 5 di parolacce al vento.
Che stare al vento non lo puoi capire se non lo vivi e se non ci sei.
Che a farti una foto il tuo nemico gli altri mica lo vedono. Sembri solo uno in bici in pianura, ma in realtà stai lottando come uno stronzo.
Che ad avere qualcuno per darsi i cambi si starebbe decisamente meglio.
Che quella che in un’altra situazione sembra la cosa più facile del mondo, in quel momento è peggio di una montagna da scalare a mani nude. Ma gli altri non lo possono capire.
Che la cosa più facile sarebbe scendere e lanciare la bicicletta nel campo di grano da parte alla strada. Ma poi come si fa ad andare avanti?

Incastri, coincidenze. 11 luglio. 300 chilometri per capire che forse la vita di Marco è stata una tappa con uno stradone in pianura controvento.
Contro un nemico che nessuno ha mai capito.
Che a fargli foto il sorriso lo aveva sempre, ma in realtà dentro stava lottando come uno stronzo.
Senza nessuno a dargli uno straccio di cambio.
Con una vita che sembra il meglio che si può avere, ma che è l’esatto opposto.
Che scendere dalla bici era la cosa più facile, ma poi come si faceva ad andare avanti? Eppure in qualche modo da quella maledetta bici Marco ci è sceso. E giù dalla bici, con le tacchette ai piedi, l’equilibrio lo perdi sempre.

Incastri, coincidenze. 11 luglio.

ps. Ad Eurobike, coincidenza, again, ho conosciuto Emilio Previtali e Davide Marta. E il loro Al Vento, che è un progetto che diventa realtà il 15 luglio, in edicola. Non ho potuto fare a meno di pensarli durante il mio viaggio, al vento.
Dalla chiacchierata che abbiamo fatto lo sto aspettando con più ansia della fine del Lago di Como e di quel suo maledetto vento. Appunto.

Qui c’è anche un’anticipazione. Una sorta di Spritz Cynar, per tutti ma con un tocco ricercato, mica un banalotto Aperol, in attesa della cena del 15 luglio.

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