Giro di Boa, sulle Dolomiti

Questa volta non era un test oggettivo con numeri e valori. Per quello ci sarà tempo il 17 agosto, come sempre a Perugia, da Paolo. L’ultimo test prima del 9 settembre.

Questa volta era la Maratona delle Dolomiti, che oltre ad essere un evento semplicemente meraviglioso, organizzato come pochi, e in uno scenario come nessuno, era un test importantissimo per fare il punto della situazione.

Prima di tutto perché con Paolo abbiamo impostato il piano in modo da concludere qui la prima parte. E poi perché c’era un riferimento rispetto all’anno scorso. Perché nel 2017 è stata la prima Granfondo a cui ho partecipato e c’era un numero con cui confrontarsi: 6 ore e 28 minuti per fare i 134km e i 4200 metri di dislivello del lungo.

Non vedevo l’ora di farla, questa Maratona. Perché la curiosità è una brutta bestia, e poi perchè pedalare sulle Dolomiti con le strade chiuse è la cosa più bella che si possa chiedere.

Maratona vuol dire sveglia alle 4:30, in griglia alle 5:45, partenza alle 6:30. E poi da lì, all’arrivo il prima possibile. Un test vero, anche perché la Maratona è una di quelle Granfondo in cui il gruppo conta poco, che tanto di pianura non ce n’è. Quasi una cronometro con intorno altre 9000 persone.

Ma per fare bene non devi guardare nessuno, solo il tuo Garmin e cercare di non esagerare, nè con i Watt ne con le pulsazioni, perché il percorso è infinito e se vai fuori giri prima o poi la paghi. E poi c’è da mangiare e da bere costantemente, con la strategia (e i prodotti) che hai preparato con pazienza il giorno prima grazie ai consigli di ProAction. Già tutti aperti in tasca per non perdere tempo a scartarli in gara.

Più di altre volte nella Maratona conta la testa tanto quanto le gambe. Essere pronti e stare nella linea sottile tra il non esagerare e non tenersi in tasca nulla. Esageri e sei in crisi, ti gestisci troppo e arrivi con l’amaro in bocca.

La mia Maratona ha racchiuso tutto il bello e il necessario del ciclismo sulle Montagne russe delle dolomiti. Dalla sofferenza e i denti stretti in salita alla libertà della discesa, dai lunghi tratti in solitaria ai tifosi che ti incitano per nome da bordo strada, dalla bellezza dell’alba sul Sellaronda al caldo infernale sul Giau e sul Falzarego, dalle ore in cui ti senti una cosa sola con la bici al terrore di rialzarsi dopo una caduta per capire se tu e la bici siete interi.

L’obiettivo era stare nelle 6 ore, il risultato sono state 5 ore e 38 minuti. Solo un risultato intermedio, ma un risultato che da morale e da un’indicazione importante. Ora bisogna continuare come prima e ricordare qual è il vero obiettivo. Mancano due mesi e non si può sbagliare più niente.

Il piano ora prevede una settimana senza bici, fino a mercoledì prossimo. Perdere un po’ di forma di proposito per poi ricostruirla per Settembre. La teoria è sempre quella che avevamo già visto.

Tutto procede da piano. Se 98double fosse una regata avremmo appena girato la boa di metà gara per tornare verso l’arrivo. Cambia il vento, ma il morale è alto e ci stiamo attrezzando per tirare fuori le vele giuste. Ci vediamo a riva!

Tutte le immagini sono di Sportograf

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