Grazie, Luciano

Vincere un Giro d’Italia, per dire che la stagione è già stata un successo, può ampiamente bastare. Se poi sei diventato l’idolo di una Nazione e hai rubato la scena anche alla nazionale di Baggio, Vieri e Maldini che si sta giocando i Mondiali in Francia, allora festeggiare e godersi la fama tra il chiosco di piadine di famiglia e i locali della riviera è più che giustificato.

Della Francia, dei Mondiali, ma soprattutto del Tour che partirà appena conclusi, non importa niente. Poi si vedrà più avanti se fare la Vuelta o che altro.
Questo era probabilmente il pensiero di un Marco Pantani in Harley-Davidson e giacchetta di jeans nel giugno del 1998. La bici poteva aspettare ferma in garage per qualche settimana.

Qualche volta però ci sono notizie che arrivano come una sberla in faccia, di quelle che non ti aspetti e che fanno male. Prima ti lasciano il segno delle cinque dita sulla faccia, ma poi ti segnano anche nel profondo e iniziano a farti pensare. E qualche volta cambiano tutte le tue convinzioni.

La sberla per Marco arriva il 26 giugno del 1998, tra una birra e una piadina a Cesenatico.

Luciano Pezzi, settantasette anni di ciclismo e resistenza partigiana, aveva smesso di lottare e lasciato al vento la sua Mercatone Uno, come un gregario che da tutto e poi si sposta, per lasciare il capitano nel momento più bello e decisivo.

Se ci fosse qualcuno che ha giocato con Maradona in nazionale, allenato Ronaldo all’Inter e fatto il presidente del Barcellona di Messi, quello sarebbe il Luciano Pezzi del Calcio. Gregario di Coppi, direttore sportivo di Gimondi, presidente di Pantani. Denominatore comune: la capacità di leggere la corsa e le persone come nessuno.

Luciano Pezzi e Fausto Coppi

La storia di Marco e Luciano si intreccia più volte, con il secondo più innamorato del primo, che tenta di sedurlo e di convincerlo tante volte prima di riuscirci. Una di quelle storie in cui la perseveranza paga, di quelle che fanno giri immensi e poi ritornano.
Prima nel 1994, quando Pezzi prova a convincere Marco a lasciare la Carrera, ma senza risultato. E allora serve studio, preparazione e ingegno per una proposta migliore.

Arriva a fine 1995, con Pantani fermo per l’infortunio alla Milano-Torino e tanta incertezza sul futuro e sulla carriera. Ma Luciano arriva con un asso nella manica: nuova squadra, un solo capitano, tutti per Marco. Sponsor la Mercatone Uno, l’idea di una semi-nazionale romagnola. Un blocco di corridori e direttore sportivo direttamente dalla Carrera, perchè Luciano sa quanto è importante il gruppo per Pantani.

Ma non so nemmeno se tornerò come prima. Ho una gamba più lunga dell’altra.
E allora? Tu devi fare il ciclista, mica la modella. Non mi interessa di come hai le gambe.

E’ fatta. Nasce la Mercatone Uno, tutta intorno a Pantani. Pronta al suo rientro. Sboccia così la storia d’amore tra Pantani e Pezzi, uomo disponibile ma fermo, pronto a far rispettare le regole in squadra e a non cedere ai suoi principi morali.

26 giugno 1998. Lo schiaffo è forte e non lo puoi ignorare. Quando ti lascia qualcuno che ha creduto in te quando non potevi nemmeno salire in bicicletta e ti ha accompagnato per due anni tra consigli e confronti.

Lo schiaffo è forte e ti fa prendere in mano la bicicletta perchè Luciano ti aveva detto che l’obiettivo era uno: Giro e Tour. La doppietta. Non ci avevi mai creduto, l’avevi sempre presa come una sfida. Ma vale la pena provare.
E chissene frega se mancano solo due settimane al Tour e non esiste un piano di allenamento. La motivazione fa la differenza, le cose normali non sono per Marco Pantani.

La doppietta Giro e Tour la dobbiamo anche e soprattutto a te Luciano. Avresti meritato di essere a Parigi, ma forse sapevi che a quel Tour Marco non ci sarebbe mai andato. Non lo avresti convinto in altro modo e hai preferito guardarlo dal cielo piuttosto che non vederlo del tutto.

Grazie, Luciano.

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