Marcello: odi et amo

Se i romani oltre ai ponti agli acquedotti avessero inventato anche la bicicletta forse anche i poeti e gli scrittori del tempo si sarebbero occupati di ciclismo. Ognuno a suo modo, ognuno con il suo stile.

Tacito, lo storico degli Annales, avrebbe scritto dei ciclisti del passato tra aneddoti e dettagli irrilevanti: un Beppe Conti del secondo secolo avanti Cristo.
Ovidio, sopra le righe e fuori dagli schemi, come un antesignano Magrini: nelle Metamorfosi il fagiano avrebbe avuto un ruolo da protagonista.

Cicerone, un precursore di David Walsh: uno ossessionato da Catilina, l’altro da Armstrong. Quo usque tandem abutere, Lance, patientia nostra?

Poi ci sarebbe Catullo, il più passionale e romantico di tutti. Uno che si lascia prendere dalle cose. Catullo sarebbe uno di quelli che forti quelli che vincono, ma l’essenza del ciclismo sono gli ultimi, quelli che fanno la lotta con il tempo massimo nelle tappe di montagna.

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile. Non so, ma è proprio così e mi tormento

Per chi li avrebbe scritti questi versi un Catullo in bibshort e tacchette ai piedi?

Una bici forse, perchè ami quasi sempre, ma quando proprio non la sposti un po’ di odio te lo lascia dentro. Ma alla bici si vuole troppo bene per dirle queste cose. La bici proprio non ce la fai ad odiarla.

I rulli invece. Con i rulli ce la puoi fare tranquillamente a provare un po’ di odio, a imprecare a pensare alle ore passate fermo a fissare un muro. e a fissare il tempo sul Garmin e a vedere che i secondi durano ere geologiche.

C’è chi proprio non ci prova nemmeno, che ha deciso che costa troppo sacrificio e che tanto in fondo se salti un allenamento non è poi la fine del mondo.
C’è chi invece decide che ne vale la pena e decide di impegnarsi. E come nelle relazioni quelle vere, alla fine scopre che senza sacrificio, senza sopportare qualche piccolo difetto, non si va da nessuna parte.

Odi et amo, con i rulli viene fin troppo facile. Odi: sopportare la fatica e la poca voglia. Amo: quando ti rendi conto che con i rulli giusti i risultati si vedono e non esiste un modo più preciso e scientifico di allenarsi, nemmeno sulla strada. Perchè l’ergometro non ti lascia scampo: se devi allenarti a una certa potenza quella rimane, non basta iniziare a pedalare più piano perchè lui si adatta di conseguenza.

Facile immaginarsi Catullo a fare ripetute sui rulli e scrivere il carme 85 pensando che un po’ li odia, ma che proprio non ne può fare a meno.

In 98double non c’era molta scelta: fino ad oggi senza rulli mi sarei allenato la metà di quello che ho fatto. Andare in bici in settimana sarebbe stato impossibile, perchè in strada alle 6 di mattina o alle 11 di sera, d’inverno, è un po’ complicato. Per non parlare della pioggia nei weekend per un mese di fila. Senza i rulli questo la scalata all’Everesting non sarebbe nemmeno iniziata.

E che rullo. Elite Drivo, atterrato nel mio salotto con un look da Star Wars, è stato un fedele compagno in questo lungo inverno. Preciso come un banchiere svizzero, tecnologico come un nerd della Silicon Valley, divertente come un brasiliano al Carnevale di Rio.

Abbiamo passato più di 30 ore insieme, io a sudare e lui a regolarsi per farmi fare esattamente il lavoro che avevo programmato. Qualche volta l’ho maledetto – provate voi a non farlo dopo 3 minuti a 130% FTP – ma quante volte l’ho ringraziato vedendo i risultati su strada. Odi et amo.

Come la bici deve avere un nome perché non è un oggetto, ma un compagno di viaggio, anche il mio Drivo si merita un nome tutto suo proprio come una persona che mi sta aiutando in questa avventura. Proprio come un fedele gregario e compagno di allenamento per un capitano.

Marcello Siboni e Marco Pantani

Marco ne avuti tanti di gregari, alcuni più fedeli, altri passeggeri, per una stagione e poi via in qualche altra squadra. Altri che prima hanno fatto i gregari e poi i capitani. Alcuni che oltre a essere fedeli in corsa, sono stati anche amici sinceri nella vita privata. Marcello Siboni per fare un nome. Tra i tanti Siboni, carattere schivo, forse timido, quasi sempre lontano dai riflettori. Completa, totale, incondizionata, dedizione e ammirazione per Marco.

Marco mi fa sentire importante. La gente mi ferma per strada. Mi chiede come sta Pantani. Mai uno che chieda come sto io. Ma lo so, lo so bene, quello è il mio ruolo, il mio compito, il mio privilegio. Faccio parte della squadra, faccio parte di lui. Lui è il mio capitano

Ecco, il mio Drivo da oggi si chiama Marcello. Senza di lui non saremmo a questo punto di 98double.

 

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