Fatica. Consapevolezza.

In tutti i viaggi lunghi, nei progetti ambiziosi, nelle cose non immediate, arriva sempre un momento di difficoltà. Come i periodi di bonaccia in una traversata in barca a vela. Fisiologici, normali, ma comunque insopportabili quando sai che in qualche modo stanno rallentando il tuo viaggio.

Questo è il periodo di bonaccia di questo viaggio. Siamo quasi a metà strada ed è il momento in cui il vento soffia un po’ meno forte del solito, se non leggermente contro la direzione di marcia. In barca il vento contro è utilissimo, basta scegliere la vela giusta. In bicicletta, è sempre e soltanto un nemico invisibile.

Fatica. Mi dice la copertina di un magazine (consigliatissimo) che è finito per caso in testa allo scaffale del salotto. La stessa copertina che vedo con la coda dell’occhio tutte le sante volte che mi metto sui rulli. Come a ricordarmi la vera essenza del ciclismo, insieme a polvere, strada, sofferenza, sudore, sofferenza e gioia. Dice sempre il magazine.

Fatica. Una parola per riassumere questo periodo. Di sicuro le ultime due settimane, quasi certamente anche le prossime. Fatica fisica, in minima parte, perché gli allenamenti di Paolo sono sempre più tosti e questo è il momento più intenso.

Ma soprattutto fatica mentale. Che io non sia nato per fare la vita da atleta si era capito da un pezzo, ma da febbraio al controllo tutto era andato piuttosto bene. Sarà il lavoro, sarà che dopo aver visto qualche risultato buono ci si rilassa, ci sono state due settimane di anarchia alimentare e un po’ troppe trasgressioni.

Niente di male, niente di irreparabile. L’importante è rendersene conto e tornare in riga per tempo. C’è da tenere duro e avere bene in mente l’obiettivo.

Fatica, anche a trovare il tempo e la concentrazione. Ci sono almeno dieci pezzi da scrivere e pubblicare già pronti nella testa e poche volte l’occasione di trovare un’ora per scriverli.
C’è un Giro d’Italia da seguire per rivivere quello del ‘98. E guai a me se me lo lascio sfuggire.

Consapevolezza. Tutte le volte che si parla di Everesting si parla solo degli 8848 metri di dislivello. Senza ricordarsi che oltre a quelli, nel caso di Oropa, ci sono 260 km da fare, nel fattempo. Dieci di salita più dieci di discesa, uguale a venti. Per tredici volte, esattamente duecentosessanta.

Il 25 aprile è stata l’occasione per prendere consapevolezza di cosa sono 260km. Per ora con poco dislivello, fatti in parte in gruppo. Ma intanto adesso so come sono fatti e manca solo la parte degli 8848 metri. Dettagli, ma una cosa alla volta.

Consapevolezza. Come quella che mi porto a casa dalla Granfondo Gimondi. 3000 metri di dislivello per misurarsi un po’ la febbre e capire come siamo messi e provare a forzare un po’. Il risultato? Di sicuro siamo sulla buona strada, perché in salita rispetto a un anno fa sono un’altra persona. Ma quanta gente va tanto più forte e quanto ancora si potrebbe migliorare!

Fatica e consapevolezza. Obiettivo: eliminare la prima, far crescere la seconda. Quindi se in questo mese mi vedete con una birra in mano, o che non scrivo, o qualunque cosa strana, fatemelo notare. Viaggiare da soli non è mai facile e abbiamo tutti bisogno di qualcuno che tenga alto morale nei momenti di bonaccia. Conto su di voi.

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