Canzone contro la Natura

In qualche modo la Sanremo è una corsa che ha un legame particolare con la Natura.

Classicissima di primavera.

Corsa con cui il ciclismo si risveglia per davvero e mostra il primo giglio della sua stagione. Giorno dove si sente forte l’odore della gara come il profumo dei tulipani. Carovana piena di campioni in grande forma come un muro pieno di gelsomino in fiore.

Natura. Quella che ha deciso senza chiederti niente se sei uno scalatore o un passista, un velocista o un pistard. Se sei un capitano o un gregario. Se la Sanremo la puoi vincere o sei un cavallo di un’altra razza, uno da grandi giri. E forse fai meglio a startene a casa che tanto per te di strada in salita per fare la differenza non ce n’è abbastanza.

è una croce che porti addosso da un po’
dal momento esatto in cui hai messo piede sulla terra

Natura. Maledettamente bella e maledettamente crudele. A cui non puoi sfuggire, che non puoi sfidare. Forse. Se non che tutte le volte che attacchi un numero sulla schiena lo fai per una ragione e di passare inosservato, no, proprio non se ne parla. Se pensi che in sella a una bicicletta, contro chi e contro cosa non lo sai, ma sei sempre stato in guerra.

evoluto di che,
forse libero se,
ser ricordi ogni giorno che siamo sempre stati in guerra

A Marco Pantani la Natura ha deciso di non dare nulla di classico. Nè tantomeno di farlo nascere corridore da Classica. Di sicuro gli aveva dato quella voglia di inventarsi sempre qualcosa e di non credere che ci siano leggi della Natura troppo grandi da poter essere sfidate. E allora mettici anche una scommessa con gli amici e la Sanremo 1999 diventa la sua sfida alle regole fisiche. La sua Canzone contro la Natura.

La Sanremo del 1999 di Marco Pantani in realtà non era partita da piazza Castello a Milano, ma molto prima, da una qualche pizzeria di Cesanatico a dicembre dell’anno prima. Cena tra amici che del ciclismo sanno solo che il pelato seduto al loro tavolo ha appena vinto Giro e Tour. Normale quindi chiedergli di vincere anche la Sanremo. Quando uno è forte, è forte un po’ da per tutto.

Pantani_Cassani_Sanremo_Cipressa

La Natura al tavolo di quella pizzeria ha la voce di Davide Cassani, che prova a spiegare che le salite della Sanremo non bastano a uno come Marco per fare la differenza. Che proprio non è nella sua Natura, che uno che è nato scalatore una gara così la finisce, certo, ma forse più per allenarsi che per provarci sul serio. Addirittura è pronto a scommetterci.

Se Marco vince la Sanremo gli regalo il mio appartamento di Cesenatico.

Da quella cena al giorno della corsa, Marco non dice più nulla. Forse nessuno, nè tra gli amici nè Cassani, si ricorda di quella sera e di una scommessa campata per aria. Forse nessuno, ma Marco sì. E allora la Cipressa è il momento buono per dimostrare alla Natura che magari ogni tanto si sbaglia.

Non uno scatto inutile, per riderci sopra insieme agli amici. Uno scatto di quelli che fanno male, anche se alla fine non portano da nessuna parte, anche se alla fine la Natura si prende il gruppo per mano e ti riportà alla realtà.

Ma intanto le hai fatto capire che c’è qualcuno che ha il coraggio di provarci lo stesso. Che non è convinto che tutto sia sempre scritto dall’inizio, ma soprattutto qualcuno che non puoi sfidare con una scommessina e pensare che ci passi sopra, che nessuna sfida è troppo grande per non essere combattuta.

Marco era anche questo. Non crederci se qualcuno dice che una cosa è impossibile. Non partecipare solo per farlo, ma trovare sempre il modo di lasciare un segno. Non pensare mai che si parte battuti. Rispettare le leggi della Natura ma trovare il modo di sfidarle. Di andarci un po’ contro, di cantare una canzone contro la natura.

98double, forse, ha un po’ il gusto della Sanremo del 1999 di Marco. Sembra impossibile, ma vale la pena provarci. Come sempre.

 

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