Spostare la bicicletta

Le parole non spostano di un centimetro le biciclette

Lo diceva uno che oggi di mestiere produce vino ma che, un paio di generazioni prima di Marco, le biciclette le spostava con un certo successo.
Francesco di nome, Moser di cognome. Vince 273 corse in carriera, miglior italiano di sempre. Un mondiale, un record dell’ora, un Giro d’Italia, tre Roubaix, due Lombardia e una Sanremo, just to name a few.

Moser Giro d'Italia 1984
Giro d’Italia 1984 – Francesco Moser (Gis) – BettiniPhoto©

Corre negli anni dei Led Zeppelin, dei Queen, dei Dire Straits e dei Pink Floyd. Anche qui, just to name a few.
Una discreta colonna sonora per una discreta carriera, finita nell’88. Nell’89 inizia a vincere Marco. Maglia della Rinascita Ravenna, dilettanti. 19 luglio, seconda tappa della Sei giorni del Sole. La prima vittoria.

Un passaggio di consegne. Forse.

Marco, 1989

Ma torniamo a Francesco, Lo Sceriffo per tutti. Ha dannatamente ragione. Le biciclette le spostano le gambe e un po’ anche la testa. Le spostano l’allenamento, il sudore e la dedizione. Le ore passate a testa bassa sul manubrio, occhi fissi sullo schermo del Garmin, giudice spietato dei tuoi progressi.

Garmin traccia misurazione ciclismo

E siccome qui per ora sono state solo parole, è arrivato il momento di fare un piano per spostare la bicicletta. Non di un centimetro, ma di 8848 metri. In altezza.

Preparatori e piani mai visti nemmeno da lontano. Ripetute, SFR e tutto il resto conosciuti solo per cultura generale. In bici, con il lavoro, due volte alla settimana, massimo tre in estate se si riesce a fare un paio d’ore prima o dopo l’ufficio.
La filosofia è sempre stata piuttosto semplice e fai da te: in bici più che puoi (poco), più forte che puoi (ancora meno). Controllare Strava per credere.

L’Everesting con questa filosofia lo affronterebbe Edward Smith.
Professione: capitano del Titanic. Iceberg ben in vista, motori avanti tutta sperando in qualche modo di virare in tempo.

E visto che ad Oropa di Jack e Rose ne vorrei fare a meno, è il momento di affidarsi a un preparatore.

Non è stato facile trovarlo. Fino alla chiamata di Paolo, 10 minuti in cui più che la competenza – altissima – mi ha conquistato la passione – ancora più alta.
Un misto di energia e competenza di cui sveleremo l’identità al momento giusto.
Il 9 febbraio si parte, test e tutto il resto, nel suo studio in Sicilia. La logistica non è semplicissima, ma in fondo, chissene frega.
Da lì, sarà felice lo Sceriffo, basta chiacchiere. Avremo un piano per spostare la maledetta bicicletta.

Da qui a febbraio fondo. Rulli in settimana, due o tre volte, uscite lunghe al medio nei week-end. E una certa attenzione alla dieta, per perdere qualche grammo prima di cominciare seriamente.

Per ora il piano è di mettere fieno in cascina. E se possibile farlo stare in una cascina più leggera di oggi.

Chi lo ha deciso?

Con il Cecco impegnato tra le vigne, l’ordine è stato affidato allo sceriffo Bressan.

Al secolo Samuele, product manager Pirelli per i prodotti da bici di professione, nel tempo libero meccanico, nutrizionista, ciclista e tuttologo del pedale.
Con Carlotta, insospettabilmente esperta di nustrizione – merito di una vita a dieta, dice – passa la giornata a ripetermi questo lo posso mangiare, che questo lo devo evitare, che quello solo se prima hai mangiato l’altro. A me, che di solito mi presento alle Granfondo dopo serate da tre birre e quattro ore di sonno.

Non è l’unico, ahime. Ha una serie di sottoposti nascosti nella mia rubrica che alle 9.37 di un mercoledì sera mi scrivono cose di questo tipo.

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Agli ordini, Sceriffo!

 

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